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Il Pontedera dietro le quinte: Mauro Matteoni, un team manager gentiluomo

Mauro Matteoni, 77 anni, un uomo d’altri tempi, capelli e baffi di un bianco lucente, un modo di fare da gentiluomo che ispira rispetto e simpatia allo stesso tempo. Sempre vestito in maniera impeccabile, maniaco della precisione e una vita dedicata al mondo del calcio.

Da giocatore a arbitro, da allenatore a segretario. Questi sono tutti i ruoli ricoperti da Mauro Matteoni, team manager del Pontedera, nel corso della sua lunga carriera. Un’avventura iniziata 62 anni fa quando, a 15 anni inizia la scuola calcio. Sua madre non voleva che diventasse un calciatore, ma la sua voglia di rincorrere quel pallone su un prato verde era troppo più grande delle imposizioni familiari. Così, con la scusa di andare alla messa, si precipitava al campo Balilla, coperto dal prete della sua parrocchia, per prendere posto sulla fascia destra insieme ai suoi compagni di squadra.

“Da quando ho memoria ho sempre amato questo gioco e fortunatamente l’ho visto anche nei suoi anni migliori, quando in Italia c’erano grandissimi giocatori, il tifo era alle stelle e anche nelle categorie inferiori gli stadi erano pieni”.

A un certo punto decise di smettere di giocare per dedicarsi ad altro. Cosa fece?

“Un giorno aprii il giornale e vidi che erano aperte le iscrizioni per un corso che permetteva di diventare arbitri. Fui ingolosito di provarci perchè davano una tessera che consentiva di vedere le partite allo stadio, tra cui quelle della Lucchese, quindi decisi di iscrivermi. Incominciai a fare l’arbitro a 19 anni (ai tempi si era ancora minorenni) e non riuscii più a vedere una partita dei rossoneri da quanto ero impegnato il fine settimana. Partii come direttore di gara, poi da guardalinee ho fatto 8 anni tra Serie B e Serie C con una designazione anche in Serie A per l’ultima di campionato, Cagliari-Torino, ma a causa della febbre alta non potei andare. Nel frattempo ho fatto il segretario della sezione arbitri, ricoprendo quel ruolo per 20 anni”.

Non volendo fare il commissario degli arbitri ha deciso poi di fare l’allenatore?

Si feci un corso e iniziai ad allenare l’Atletico, uno dei settori giovanili più importanti a Lucca. In cinque anni vincemmo tutto. Sono stati dei bellissimi momenti, ma sentivo che quella non era la mia strada.

Dopo quei cinque anni da allenatore ha iniziato a fare il segretario?

Esatto. Cominciai nel Porcari, poi andai a Castelnuovo. Fu lì che conobbi Giovannini, che in quel periodo non era ancora direttore sportivo ma faceva il procuratore dei giocatori e ricordo che quando se ne andò dal Castelnuovo portò sei o sette giocatori proprio a Pontedera, fu in quel momento che lo conobbero e poi se ne ricordarono anni dopo ingaggiandolo come direttore sportivo. Dopo Castelnuovo andai a Viareggio, dove rimasi per 40 mesi, poi continuai a Massa e a Lucca, tutte e due esperienze condivise con Paolo Giovannini, che mi chiamò prima a Massa e poi a Lucca. Nella mia carriera sono stato anche a Marlia e San Macario, diciamo che ho fatto tantissima esperienza come segretario.

Quando arrivò a Pontedera?

Me lo ricordo bene perché iniziai il giorno del mio onomastico. Il 15 gennaio di cinque anni fa. Arrivai al posto di Gusberti che lasciò Pontedera per andare a Spezia, c’era un posto vacante e Giovannini fece il mio nome. Da quel momento ho sempre dato una mano in segreteria e ho ricoperto il ruolo di Team Manager.

La sua carriera e quella di Paolo Giovannini si sono incontrare più volte. Si può dire che la vostra è una vera e propria amicizia…

Si sono molto contento che Paolo abbia sempre pensato a me per ricoprire ruoli nella società in cui lui era DS. C’è sempre stato un bellissimo rapporto tra di noi e lui sa benissimo la stima che nutro nei suoi confronti per la bravura e la professionalità che mette nel suo lavoro, e sono stato felice, durante tutti questi anni, di vedere che la stima è sempre stata reciproca.

 

 

Dopo cinque anni a Pontedera, cosa può dire di questa società, lei che ne ha anche viste molte nell’arco della sua carriera?

Posso dire che nel calcio di adesso, soprattutto dalla Serie B in giù, questa è un’oasi d’oro e di platino. La società è seria, sempre in regola per quanto riguarda i pagamenti e non c’è mai l’ombra di possibili crisi o punti di penalizzazione, che sono diventati la normalità purtroppo in Serie C. Ai giocatori non manca niente e possono pensare solo al campo. In più, elemento fondamentale, avere una persona come Giovannini nel ruolo di direttore sportivo, permette alla società di fare un progetto basato sui giovani che, sapientemente scelti, permettono al Pontedera di fare, ogni anno, un bel campionato e rimanere in Serie C e di ammortizzare i costi con il minutaggio e le valorizzazioni dei giocatori.

 

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