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Rubrica: “Le Granatine si raccontano”. Intervista a Alice Sacchi

Come è condividere la passione per il calcio con tua sorella Francesca?

“Quando eravamo più piccole, anche per la differenza di età, vivevamo il calcio più individualmente. Negli ultimi anni che in campo siamo vicine, dato il mio ruolo di difensore, siamo molto simbiotiche, la condivisione è intensa. I successi, le gioie e i dolori sono moltiplicati per due. Giochiamo entrambe da una ventina di anni: per i primi sette/otto abbiamo giocato insieme, poi io ho cambiato squadra andando alla Fiorentina. Lei tre anni dopo mi ha seguito, ci siamo separate nuovamente, per poi ricongiungerci da più grandi e condividere questa passione in campo insieme. È stata lei la prima ad arrivare al Pontedera.”

Dopo tutti questi anni che sei dentro all’universo del calcio femminile, a che punto pensi sia il movimento?

“Rispetto a quando ho iniziato c’è stata un’evoluzione incredibile. Sono stati fatti passi enormi nell’organizzazione societaria, sono finalmente arrivati allenatori competenti, che sanno come far crescere le ragazze. Questo ha sicuramente contribuito a far avvicinare molte bambine a questo mondo. Penso che si andrà verso un miglioramento continuo, le fondamenta ci sono. Grazie a questi sviluppi oggi tante ragazze sognano in grande, il pensiero di poter diventare professioniste non è più un’utopia.”

A 22 anni sei volata negli Stati Uniti per un’esperienza sportiva, cosa porteresti del modello calcistico femminile americano in Italia?

“È stata un’esperienza meravigliosa, di vita innanzitutto. Partire verso una paese straniero così lontano, una realtà completamente diversa dalla nostra, è stata una sfida. Sono stata ospite per 3/4 mesi presso una famiglia di Seattle, che ovviamente non parlava italiano. Ho preso parte ad un progetto di scambio culturale organizzato da un presidente, di origini italiane, di una squadra americana. Era tutto nuovo per me, non sapevo cosa mi aspettasse, ma ero felice di poter cogliere questa opportunità. Anche a livello calcistico è stata un’esperienza molto formativa: negli USA la visione del calcio è tutt’altra cosa. Il calcio è lo sport più incentivato per le donne, che sono abituate fin da piccole a praticarlo quotidianamente. Mi piacerebbe che anche qui in Italia ci fosse la stessa organizzazione e impostazione mentale verso l’attività sportiva. Sono attentissimi ai dettagli, passano molte ore sul campo. È stata un’avventura incredibile, che mi ha lasciato un grande bagaglio.”

Intervista realizzata da Valentina Ulivieri

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